storia

UFN nel tempo

BREVE STORIA DELL'UNIONE FEMMINILE NAZIONALE
"L'Unione femminile si è costituita per l'elevazione ed istruzione della donna, per la difesa dell'infanzia e della maternità, per dare studi ed opera alle varie istituzioni di utilità sociale, per riunire in una sola sede le Associazioni ed Istituzioni Femminili, con il vantaggio per le  socie:  a) di avere una Sede decorosa.; b) una Biblioteca in comune;  c) una sala di lettura.; d) conferenze, corsi di lezioni, trattenimenti".

Così recita il manifesto programmatico dell'associazione fondata nel 1899, a Milano, da un gruppo di donne diverse per estrazione sociale e formazione culturale: Ersilia Majno Bronzini, Nina Rignano Sullam, Ada Garlanda Negri, Edvige Vonwiller Gessner, Adele Riva, Antonietta Pisa Rizzi, Jole Bersellini Bellini, Rebecca Calderini; del gruppo fondatore fanno parte anche personalità maschili di indirizzo progressista: Luigi Majno, marito di Ersilia, Giuseppe Mentessi e Umano, pseudonimo di Eugenio Meale. Ricordiamo che le donne non hanno ancora autonomia giuridica e devono ricorrere all'autorizzazione maritale.

L'Unione si diffonde rapidamente in tutta Italia, con un proprio progetto politico per un femminismo caratterizzato dall'impegno pratico per la salvaguardia delle lavoratrici - operaie, maestre, impiegate, insegnanti di scuola media - e per l'affermazione del valore sociale della maternità.
Fin dal primo anno, la sua attività si articola su varie problematiche: dalla lotta contro la prostituzione di Stato e quella per il diritto di voto, alla costituzione di strutture di assistenza ed auto-formazione per donne di ogni età. Attraverso il mensile Unione femminile, pubblicato dal 1901 al 1905, le donne dell'Unione lanciano le più importanti campagne suffragiste dell'inizio del secolo. L'Unione da grande aiuto anche alla fondazione dell'Asilo Mariuccia, la seconda istituzione (autonoma) voluta dalla Majno in ricordo della figlia Mariuccia, deceduta adolescente nel 1901.

Nel 1911, le socie acquistano nel centro di Milano un grande palazzo, risalente alla metà del Settecento, per farne la Casa delle donne, con una sede per ogni associazione, una ricca biblioteca comune, sale per riunioni, una pista di pattinaggio per i bambini, un dormitorio. L'attività politica quotidiana dell'Unione Femminile si svolge nell'ufficio di consulenza legale e burocratica rivolto in particolare alle donne, ma aperto anche agli uomini (La fraterna); nei consultori pediatrici; nella scuola di disegno professionale per le bambine che lavorano nelle botteghe di modisteria; nelle scuole di "preparazione sociale" per ragazze di media cultura; nella Cassa di maternità per le lavoratrici in puerperio. Nel palazzo c'è anche un grande spazio, che viene utilizzato per recite, concerti, convegni.

La Grande guerra vede l'Unione impegnata a favore dei combattenti e delle loro famiglie. L'avvento del fascismo la costringe a ridurre la propria presenza politica, anche se l'istituzione riesce a mantenere l'impegno sociale a favore delle madri lavoratrici e della legalizzazione dei contratti di lavoro delle domestiche. Nel '31 sostiene una petizione per il disarmo unilaterale e per la pace tra i popoli. Nel '38, in seguito alle leggi razziali, il regime fascista ordina lo scioglimento dell'Unione, per la presenza di varie socie di estrazione ebraica che avevano trovato nell'Unione la sede per continuare il loro impegno politico-sociale. Grazie ad un cavillo legale, studiato dall'avv. Edoardo Majno, figlio di Ersilia, la cooperativa riesce a conservare la proprietà del palazzo milanese.

Nel '48 l'associazione viene ricostituita e riprende subito la sua attività: fino all'inizio degli anni Sessanta, ospita una "Scuola dei Genitori" che affianca le famiglie nel loro compito di praticare un'educazione democratica, adatta ai tempi. Negli anni Settanta/Ottanta concretizza il suo impegno nella partecipazione alle lotte per le riforme in materia di diritto di famiglia, per il diritto alla contraccezione, per il divorzio e per le altre conquiste sociali del tempo. In questi anni stringe un rapporto di collaborazione con il CEMP, Consultorio matrimoniale e prematrimoniale, il primo nella città di Milano, appoggia i gruppi di auto-aiuto per i malati di Alzheimer e istituisce uno Sportello pensioni. Nel corso degli ultimi decenni, l'attività dell'Unione si manifesta sul duplice piano dell'impegno volto a favorire la diffusione di una cultura sociale che valorizzi l'esperienza delle donne, ne conservi e trasmetta la memoria in quanto soggetto di Storia, continuando ad appoggiare sul territorio le strutture che offrano servizi rispondenti ai loro bisogni.     

Oggi, l'attività dell'Unione si articola in servizi differenziati: lo Sportello di assistenza legale gratuita per il Diritto di famiglia; la biblioteca specializzata sui temi della storia, condizione, identità femminile e sugli studi di genere, per la quale è attivo un servizio di reference; assistenza alla ricerca relativa ai fondi archivistici già inventariati, attività di inventariazione per i fondi non ordinati; la promozione di incontri di discussione.

Forme di resistenza al fascismo: l' Unione Femminile Nazionale


A Milano, il 28 dicembre 1899 si costituisce l'Unione Femminile, che ha tra le fondatrici Ersilia Majno Bronzini, Ada Negri, Jole Bersellini Bellini, Alessandrina Ravizza, Nina Rignano Sullam. L'U.F., come si legge nel Programma costitutivo, nasce: " [...] Per l'elevazione ed istruzione della donna / Per la difesa dell'infanzia e della maternità / Per dare studi ed opera alle varie istituzioni di utilità sociale / Per riunire in una sola sede le associazioni ed istituzioni femminili, con vantaggio per le socie: a) di avere una sede decorosa; b) una Biblioteca comune; c) una Sala di lettura con giornali e riviste; d) conferenze, corsi di lezioni, trattenimenti." L'intento è di unire associazioni esistenti e disperse dopo la repressione militare e politica del 1898 a Milano e dintorni.

La lotta per i diritti giuridici e politici delle donne si coniuga per le socie con quella di un femminismo pratico-educativo, volto alla realizzazione dei diritti sociali. L'U.F. risente, infatti, dell'influenza della Associazione di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie di cui Ersilia Majno era stata presidente dal 1894. Vi aderiscono associazioni quali: la Società di mutuo soccorso fra le operaie della Manifattura Tabacchi, la Società Genio e lavoro, le Scuole preparatorie per giovani operaie, l'Associazione Generale delle Operaie e la Società di Mutuo Soccorso fra le operaie di Lugo in Romagna, impegnate con il movimento operaio e il Psi nelle lotte sociali e politiche. Un'altra importante associazione, la Lega per la tutela degli interessi femminili, fondata a Milano nel 1893 da Paolina Schiff e altre con un programma di emancipazione della donna giuridico e sociale, non aderisce all'Unione.

Nel 1900 l'associazione apre l'Ufficio Indicazioni ed assistenza, primo in Italia a coordinare le opere di beneficenza cittadine e attivo fino al '38, nato allo scopo di dare indicazioni sugli enti di assistenza, aiutare i bisognosi a sbrigare le pratiche da destinare alle varie istituzioni, raccogliere dati e studiare le cause e i rimedi del pauperismo, preparare la donna all'attività sociale. L'ufficio forma delegate esperte che coprono cariche di Consigliere delle Opere Pie cittadine. L'associazione presenta una mozione a sostegno della legge sul lavoro delle donne e dei bambini, firmata da cinquemila persone, e appoggia il progetto di legge scritto da Anna Kuliscioff e presentato in Parlamento dal Partito Socialista. Nel 1905, visto il fallimento della legge approvata nel 1902 e non realizzata, crea con la Federazione lombarda delle opere di attività femminili (affiliata al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane) una Cassa di maternità milanese.

Dal 1901 fino al 1905 pubblica la rivista mensile "Unione Femminile" che dal 1902 al 1905 aprirà un sondaggio sul suffragio femminile. Nel 1906 l'associazione lancia una petizione per il suffragio amministrativo e politico e nel 1919 e poi nel 1923, in seguito all'approvazione del progetto di legge sul voto amministrativo aperto ad alcune categorie di donne, istituisce un Ufficio Elettorale (raccoglie le domande d'iscrizione e si occupa dei documenti necessari) per la propaganda e per facilitare la compilazione delle liste comprensive delle donne.

Nel 1901 si costituisce il Comitato contro la tratta delle bianche su iniziativa di esponenti dell'Unione Femminile come Ersilia Majno e Nina Rignano . L'U.F., insieme al Comitato contro la tratta delle bianche, darà vita nel 1902 all'Asilo Mariuccia, per il recupero di bambine prostitute o vittime di violenza sessuale . Nel 1906 lancia una petizione per punire lo stupro senza l'onere della prova per le vittime. Su proposta di Ersilia Majno, nel 1902, l'Unione fonda il Ricreatorio "La Fraterna", per tenere riunite ed educare le piscinine, bambine di 9 anni lavoranti di sartoria, modisteria, pagate da 20 a 50 centesimi al giorno per 11 -14 ore, che l'Unione aveva sostenuto durante lo sciopero. La società crea per loro una Scuola di disegno professionale e un ricreatorio festivo.

Nel 1905 l'U.F. si costituisce in cooperativa anonima e prende il nome di Unione Femminile Nazionale. Nel 1910 le socie acquistano un palazzo in corso di Porta Nuova (ancora oggi sede dell'Unione) per farne la Casa delle donne, al cui interno si esplicano le numerose attività dell'Unione, politiche, culturali e assistenziali anche in collaborazione con il Comune di Milano (con la giunta di sinistra) e la Società Umanitaria. Nel giro di pochi anni l'U.F.N. apre sedi a Torino, Firenze, Roma, Livorno, Catania, Cagliari, Udine passando da 2000 socie a parecchie migliaia.

L'U.F.N. con Il Comitato Lombardo pro suffragio si mobilita il 21 marzo del 1914 con una circolare per l'abolizione dell'istituto di autorizzazione maritale e l'approvazione della legge Sacchi a questo riguardo. Durante la guerra si mobilita a favore dei soldati, dei loro figli e mogli e nel dopoguerra lotta contro i licenziamenti delle donne a favore dei reduci. La I guerra mondiale divide il movimento dele donne, alcune si dichiarano contro la guerra ma molte lanciano un appello contro il disfattismo, firmato da molte associazioni ed enti milanesi; altre, dopo la disfatta di Caporetto, nel 1917, indicono un comizio a Milano a favore della guerra, a cui aderiscono le associazioni femminili milanesi, tra cui l'U.F.N che pubblica il numero unico "La Riscossa" distribuito nelle trincee e nel paese, nel quale si chiede di sopprimere l'"Avanti" e i giornali disfattisti, di espellere i tedeschi dall'Italia, di tenere uno stile di vita austero. Ersilia Majno dissente da queste posizioni in quanto per lei lotta di classe, emancipazione e solidarietà femminile vanno congiunte. Un dissenso che matura quando nel 1919 l'Unione fa parte del Fascio Femminile Lombardo di azione Patriottica che, nato durante la guerra, è indirizzato "al trionfo delle rivendicazioni femminili e a una onesta opera di resistenza interna" , sostiene gruppi nazionalisti come l'Unione Politico-Nazionale fra le donne d'Italia e un anno dopo, su proposta di Nina Rignano Sullam, aderisce al Comitato Femminile di Organizzzione Civile, il cui obiettivo è quello di "garantire il funzionamento dei servizi pubblici".
 L'adesione al Comitato provoca nel 1921 una lettera di dimissioni dall'U.F.N. di Ersilja Majno, che lo definisce "organizzazione del crumiraggio femminile" in nome della "disciplina del lavoro" e "per il bene del paese". La rivista dell'Unione "Voce Nuova"(1919-20) si fa interprete della nuova fase inaugurata in questi anni.


Nel 1923 l'U.F.N. organizza un Convegno per una intesa con le Associazioni Femminili italiane, con l'adesione di 31 associazioni in cui Nina Rignano presenta una relazione "Sulla funzione delle Associazioni femminili di attività sociale a carattere apolitico di fronte ai gruppi femminili iscritti ai partiti politici". Una posizione che non impedisce all'U.F.N., nel 1924, dopo il delitto Matteotti, di raccogliere liste di sottoscrizione, subito sequestrate, per le onoranze a Matteotti. . Si moltiplica intanto la sua attività di assistenza e di fomazione: apre nel 1919 scuole per operaie ausiliarie di fabbrica disoccupate, per analfabete, si mobilita per le profughe redente, apre sezioni della cassa di maternità nell'U.I.A (Ufficio Indicazioni Assistenza). e nel 1922 nella propria sede, promuove scuole per assistenti sociali. Nel 1926 collabora con il Comune, la Cassa Nazionale Maternità, la Cassa maternità di Milano, l'Istituto delle Case Popolari, l'Unione Italiana d'Assistenza all'Infanzia, alla creazione del primo "Centro Salute materna e infantile", che coordina l'assistenza igienica e sanitaria per la prima infanzia; su mandato dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (istituzione creata nel 1925 dal regime fascista) apre un Consultorio Lattanti e una Cucina Materna, ospita una Sezione della Cassa Maternità di Milano, per i quartieri della zona, fornisce Assistenza sanitaria a domicilio per la diffusione di norme igieniche nel quartiere. Sul piano culturale sono attivi il Teatro dell'Unione e una sede rionale dell'Università Popolare.

Dal 1927 è funzionante la Biblioteca, curata da Bianca Ceva che sottoscrive abbonamenti a riviste italiane e francesi. Dopo il 1924 si può dire che l'Unione da una parte collabora con le Istituzioni, dall'altro non si sottomette passivamente al governo fascista. Le iscrizioni all'associazione continuano a crescere: erano 46 nel 1905, 292 nel 1925 e arrivano a 339 nel 1939 . Bianca Ceva, insegnante di liceo e rimossa dalla scuola nel 1931 dal regime, si associa all'Unione nel 1927, la sorella Adele Ceva diventa socia dell'Unione Femminile nel 1929 e con lei si iscrive Lucio Ceva, suo padre, massone e mazziniano. Elena Ceva Valla, insegnante e moglie di Umberto Ceva, diventa socia nel 1933 dopo tre anni dalla tragica morte di suo marito Umberto, dirigente di Giustizia e Libertà, arrestato il 30 ottobre del 1930 e morto suicida in carcere. Essi appartengono all'area di opposizione al regime. Che cosa spinge i nuovi iscritti ad associarsi? Nel 1927 il fascismo istituisce l'O.V.R.A. (Opera per la Vigilanza e la Repressione dell'Antifascismo, polizia incaricata della sorveglianza e della repressione dell'antifascismo) ed entra in funzione il Tribunale Speciale, mentre il ministro dell'istruzione alla Camera parla di "fascistizzare la scuola". Secondo Lucio Ceva, figlio di Umberto e Elena Ceva, in quegli anni l'Unione era un luogo ancora non inviso al regime, dove era possibile confrontarsi, "era una zona franca" .


Durante la guerra Bianca Ceva, membro del Partito d'Azione (1943-46), interviene nella resistenza civile, è catturata, aiutata a scappare dalla sorella Adele e dai partigiani di Voghera, scriverà su un foglio partigiano con il soprannome di Nadir.

L'attività dell'Unione, dunque, svolta in collaborazione anche con Enti corporativi durante il regime fascista, non le impedisce di disobbedire agli obblighi imposti dallo Stato corporativo a partire dagli anni Trenta. Mentre la storica associazione femminile Per la donna, nata nel 1898, è sciolta d'autorità nel 1925 dal governo fascista, l'Unione Femminile Nazionale nel 1926 accetta di federarsi all'Ente Nazionale della Cooperazione, nel 1927 modifica lo statuto e include nel collegio dei sindaci un rappresentante della Federazione provinciale milanese delle Cooperative, ma, in quanto Ente di beneficenza, ricorre contro l'E.N.C che impone di abbassare i fitti del patrimonio delle cooperative (decreto 16 giugno 1927). Il ricorso sarà vinto.

Nel 1931 non si piega alla richiesta di pagamento di quote (1% dei proventi) all'Ufficio Assistenza della Federazione provinciale milanese fascista delle Cooperative, perché, spiega la presidente Clara Roghi Taidelli, l'U.F.N. devolve già questa somma agli Uffici di Indicazoni e assistenza dell'Unione. Nel luglio del 1931 l'U.F.N. aderisce, con un sostegno anche finanziario, a una petizione a favore del disarmo, lanciata dalla Federazione Italiana dell'Alleanza Internazionale per il suffragio e i diritti civili e politici delle donne, la cui presidente è Ada Sacchi Simonetta, da presentare a Ginevra nel 1932 in occasione della Conferenza della donna. Nel gennaio del 1932 il prefetto di Milano, sollecitato dal Ministro degli Interni, invita le dirigenti dell'Unione ad astenersi da questa iniziativa. Ciononostante la sottoscrizione della petizione, anche in accordo con la Società per la pace, continua e interessa tutte le sezioni dell'Unione. Nel dicembre 1932 nella sede dell'U.F.N, a Milano, si tiene un convegno sul movimento per il disarmo. La prefettura di Milano ordina di sospendere la raccolta di firme. L'Unione, tuttavia, invia i fogli firmati ad Ada Sacchi Simonetta che li fa pervenire a Ginevra al Comitato delle Associazioni femminili internazionali . Nel 1934 la Federazione Italiana dell'Alleanza Internazionale per il suffragio e i diritti civili e politici delle donne si dissocia dal suffragismo internazionale e diventa FIDD, Federazione italiana per i diritti delle donne, ma sarà sciolta il 14 dicembre del 1938. Altre associazioni femminili o miste con legami internazionali saranno sciolte nello stesso anno: CNDI (Consiglio Nazionale delle donne italiane), Rotary club. Già nel 1934 era stato sciolto il Soroptimist club e nel 1935 la FILDIS (Federazione nazionale laureate e diplomate) . La stessa Unione femminile cattolica italiana (UFCI), nome assunto dal '19 dall'Unione Donne Cattoliche (1909), e la Gioventù femminile (GF) che ha visto ua crescita massiccia della sua oraganizzazione allineata ai valori ideali del fascismo, dal '31 con la riorganizzazione dei Fasci femminili entrano in conflitto con essi e sono esautorate delle loro attività educative ed assistenziali, mantenendo solo quelle diocesane, essenzialmente religiose.


Alla vigilia delle leggi razziali (novembre 1938), l'Unione ha sentore di quello che potrebbe succedere alle socie ebree e, in particolare, alle consigliere. Il 3 luglio del 1938 Nina Rignano Sullam si dimette dal Consiglio dell'Unione e dalle cariche sociali, adducendo motivi di salute. Il 4 luglio 1938 Graziella Sonnino si dimette dall'Unione Femminile per motivi familiari .

Il 3 dicembre 1938, la fiduciaria provinciale dei Fasci femminili di Milano (Lola Carioli Condulmari), chiede alla presidente Clara Roghi Taidelli l'elenco nominativo delle componenti dell'Unione Femminile di razza ebraica e chiede assicurazione che tutte indistintamente (iscritte o meno al P.F.N.) siano state esonerate dalle cariche ricoperte . Il 6 dicembre la consigliera delegata Teresa Lancini Gadola fornisce l'elenco dei nomi del Consiglio di Amministrazione, composto da sette signore "tutte ariane". Il 17 Gennaio 1939 Arturo Milla si dimette dalla carica di sindaco della Unione in applicazione delle leggi sulla razza . Il 31 Gennaio 1939 un Decreto del Prefetto della Provincia di Milano ordina lo scioglimento dell'Unione Femminile perché l'opera assistenziale svolta dall'associazione è ritenuta compito esclusivo di Enti ed uffici pubblici. Le attività patrimoniali dell'U. F. N. sono devolute all'Ente Comunale di Assistenza di Milano (ECA). Il liquidatore Edoardo Messere si occupa della gestione dei beni immobili. Il consiglio di amministrazione in carica viene estromesso.


Il 19 marzo 1939 le consigliere delegate Maria Giovanardi Metz e Teresa Lancini Gadola firmano il ricorso dell'U.F.N. al Ministro delle Corporazioni contro il decreto di scioglimento per ottenere che la Cooperativa venga reintegrata nel suo patrimonio commerciale e nella relativa gestione, con riferimento in particolare allo stabile di Corso di Porta nuova. Il ricorso non è contro la fusione delle attività e del patrimonio assistenziale con l'ECA (art.7 legge 3 giugno 1937/XV, n.847), ma contro il provvedimento di confisca dello stabile, bene commerciale, e contro l'applicazione dell'art. 210 della legge di Pubblica Sicurezza. La cooperativa nella sua attività commerciale non può essere sciolta perché ha onorato tutti gli impegni previsti dalla legge. Si chiede che "il patrimonio commerciale della cooperativa, investito nello stabile, sia estraneo agli effetti del decreto". Lo stabile non è dello Stato, né dell'ECA "[...]perché il decreto prefettizio 31 gennaio 1939 non può aver determinato quel trapasso di proprietà immobiliare che per l'art.3 della Legge 3 giugno 1937 richiede un decreto reale di fusione. Dunque è ancora della Cooperativa" .

Nell terzo ricorso intentato dalle socie nel dopoguerra, sono descritte le numerose attività svolte dall'UFN sino alla fine del 1938 nello stabile di Corso di Porta Nuova, con i mezzi forniti dal capitale azionario di più di 300 azionisti, dai redditi dello stabile (nel 1930 sono 30 gli affitti con un incasso lordo annuale di 100.000 lire), da donazioni di privati e in collaborazione con gli Enti Pubblici (l'Ufficio I.A. è iscritto al "Casellario Centrale della beneficenza"): l'Uffico Indicazioni e Assistenza che nel corso di quell'anno ha assistito 2863 persone; l'Ufficio di collocamento per il personale femminile di servizio che nel 1938 ha trattato 2086 domande con 1948 collocamenti; la Pensione dormitorio per domestiche (ed impiegate) in attesa di collocamento e sistemazione che ha accolto 1095 persone; Il Convitto-scuola per domestiche che ospitava gratuitamente per tre mesi giovani domestiche per avere un'istruzione professionale; la Scuola di cucina ed economia; un Ricreatorio festivo per dare una cultura generale alle giovani domestiche; un'Assistente sociale assunta per le pratiche di assistenza alle domestiche e alla sorveglianza delle minorenni; il Comitato pro-vedove.

Tuttavia la scelta di salvare almeno il patrimonio commerciale, accettando l'assorbimento delle attività dell'U.F.N, suscita dibattiti e contrasti tra le socie, alcune delle quali ritengono che accettare la cessione delle attività dell'Unione allo Stato sia in netto contrasto con il patrimonio ideale dell'Unione stessa sin dalle sue origini .


Il 26 marzo e il 5 dicembre 1942 sono emessi altri decreti ministeriali di scioglimento del Consiglio di amministrazione. Il 4 marzo e 26 marzo 1943 si ha un nuovo decreto di liquidazione. Alla fine del 1943 lo stabile di corso di Porta Nuova è danneggiato dai bombardamenti, e in parte distrutto, le casse sociali sono vuote. Le socie inoltrano un altro ricorso.
Il 31 marzo 1946 è presentato un ricorso al Ministero dell'Industria e Commercio e degli Interni per la revoca del decreto di scioglimento.

Il 28 maggio 1946 è emesso il decreto di revoca dei decreti relativi allo scioglimento dell'U.F. Il 23 agosto 1946 è convocata l'Assemblea dell'U.F.N. per l'elezione del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, presso la Cooperativa ristoratori A.B.C., poichè la sede è stata bombardata. E' nominata Presidente dell'Unione Clara Roghi Taidelli, vice presidente Larissa Pini Boschetti. L'Unione riprende così la sua attività politica culturale e sociale.

di Concetta Brigadeci, in Partigiani : Gegen Faschismus und deutche Besatzung Der Widerstand in Italien 1943-1945, Vergessene Kämpfe, 12 November 2001

 

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